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LA MACCHINA PERFETTA? MISTERIOSA (NON E’ VERAMENTE CHIARO “PERCHE'” SIA STATO DECISO DI PRODURLA), RARISSIMA (12 COSTRUITE), CON UN DESIGN BELLO DA PERDERE LA TESTA (GRAZIE, SIG. SCAGLIONE!) E STRAORDINARIA NEL SUO ESSERE UNA MACCHINA DA CORSA AL 95%, RESA STRADALE DA INTERNI IN PELLE E TARGA CITTADINA. L’ALFA ROMEO 33 STRADALE E’, FORSE, ANCORA PIU’ IRRESISTIBILE DELLA 250 GTO. IL MUSEO DI ARESE LE DEDICA UN PERCORSO MUSEALE SPECIALE.

La collezione permanente delle più belle e significative Alfa Romeo della storia, custodita presso il museo ufficiale della Casa Madre ad Arese (appena fuori Milano), ha inaugurato oggi “33 la Bellezza Necessaria”, un percorso tematico speciale dedicato ai 50 anni della 33 Stradale, presentata il 31 agosto 1967 a Monza nei giorni del Gran Premio di Formula 1.

L’organizzazione ha allestito un itinerario all’interno del Museo: un’area didattica iniziale con, in 33 tappe scandite da altrettanti totem, la storia della Tipo 33. Lungo le sale del Museo, invece, una serie di segnali speciali vanno a tracciare un viaggio ideale che, nella storia dell’Alfa Romeo, narra le vicende della Tipo 33. Naturalmente protagoniste sono le macchine: oltre al prototipo della 33 Stradale del ’67 (la numero due costruita), ci sono alcune delle sei concept costruite sulla sua meccanica e i modelli da corsa.

IL CONCETTO

Il progetto della 33 Stradale prese vita nell’ambito della 33/2 (Tipo 33, 2 litri) da corsa, in parallelo con la strategia di sviluppo del modello che doveva riportare – passando per gare in salita, Can-Am e Sport Prototipo -l’Alfa Romeo tra i big dopo i fasti della Tipo 159 (campione del mondo di F1 nel ’51).

Non è chiara, tuttavia, la ragione precisa per cui si decise di produrre, strettamente derivata dalla macchina da corsa, una versione stradale della Tipo 33. Ne manca notizia nei verbali delle riunioni del management, non fu rilasciato un comunicato stampa, la rivista Auto Italiana pubblicò un test solo mesi dopo la sua presentazione e, probabilmente, quando gli ordini erano già stati chiusi e la produzione era iniziata (solo 12 su una previsione di vendita di 50 esemplari).

CARATTERISTICHE

Sulla meccanica della 33/2 (telaio tubolare in alluminio e lamierati di magnesio) fu allestita un’ossatura con parti d’acciaio, di lunghezza maggiorata di una decina di centimetri. Il motore, l’8 cilindri a V di 90°, 2 litri, progetto di Giuseppe Busso e sviluppato da Carlo Chiti, fu depotenziato a 230 Cv, potenza comunque enorme – in quel periodo – su un motore così piccolo. Per lo stile fu incaricato (nota aziendale del 17 dicembre 1966) Franco Scaglione, che modellò una forma di una bellezza incomparabile, una berlinetta con – per la prima volta nella storia – porte con apertura a farfalla. La Carrozzeria Marazzi del piccolo paese di Caronno Pertusella, poco lontano da Arese, si occupò, sotto la supervisione dello stesso Scaglione, di realizzare le carrozzerie in leggero alluminio. Accreditata di un peso di appena 700 kg, la 33 Stradale poteva superare 260 orari.
Aggiunta con nonchalance al listino Alfa Romeo, costava 9.750.000 Lire (contro 475.000 Lire per una Fiat 500, 2.300.000 Lire per una Citroen DS21, 4.750.000 per una Porsche 911 S 2.0, 6.500.000 per una Ferrari 275 GTB/4 e 7.700.000 per una Lamborghini Miura).

DUE CHIACCHIERE CON LORENZO ARDIZIO

Con Lorenzo Ardizio, curatore del Museo Alfa Romeo, parliamo della 33 Stradale, cos’è, cosa rappresenta, perché piace così tanto.

Perché la 33 Stradale viene considerata, pressoché unanimemente, la più affascinante Alfa Romeo della storia?
Essa rappresenta la sintesi della migliore supercar degli Anni 60: muscolosa, sinuosa, antropomorfa, aerodinamica ma già con le caratteristiche dell’auto del futuro, ovvero berlinetta a motore centrale. E la sua non può che essere definita una “bellezza necessaria”: realizza un perfetto equilibrio tra forma di carrozzeria e funzione della meccanica.

Quali sono le caratteristiche principali del progetto?
E’ l’anello di congiunzione più stretto tra il mondo delle corse e la strada. Deriva direttamente dalla 33/2, con un grosso telaio in alluminio ad “H” con tubi di 20 cm, subtelaio posteriore per sostenere motore, trasmissione e sospensioni; e subtelaio anteriore in magnesio da supporto per il treno anteriore. Era un telaio molto innovativo per l’epoca, molto spinto. Per non dire del motore, un 8 cilindri in alluminio e magnesio molto leggero e performante, alimentato con una semplice iniezione meccanica, per 270 Cv, scesi a 230 sulla Stradale ma, comunque, molti per la sua leggerezza.

Quali sono le differenze all’interno della produzione?
La Casa allestì 18 telai. Di questi 12 sono le 33 Stradale disegnate da Franco Scaglione e carrozzate da Marazzi. Gli altri 6 sono stati utilizzati per le concept, delle quali buona parte è esposta al Museo Alfa Romeo. All’interno della produzione della 33 Stradale si individuano due serie: la prima, 3 esemplari, era costituita da prototipi. La seconda, contraddistinta anche da un diverso numero di telaio assegnato, configura la produzione vera e propria del modello (9 unità). Essendo tutte le realizzate a mano, ognuna presenta differenze, a volte dettate da piccole evoluzioni che intervenivano nel processo di costruzione, altre volte dalle richieste dei clienti. Non esistono, comunque, due vetture uguali.

L’Alfa Romeo 33 Stradale potrebbe avere un suo corrispettivo moderno?
La 33 Stradale è una macchina da corsa trasformata in un’automobile omologata per la normale circolazione. Molto spesso, oggi, i produttori sottolineano molto il legame tra corse e strada per le loro vetture. Ma si tratta di un approccio completamente diverso, opposto. I regolamenti sportivi e le regole di omologazione fanno sì che sia molto più conveniente ottenere un’auto da corsa a partire da una stradale.

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