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La parola "Turbo"
ha, per un lungo periodo, indicato il massimo che si potesse fare con una
Porsche. Una delle case ai vertici della produzione di auto sportive,
abbinata alla tecnologia più avanzata in fatto di prestazioni. Poi, come
per molti altri, si sono aggiunti, anzi sono diventati prevalenti, i
motivi di immagine, il richiamo che la semplice dicitura "Turbo"
anche e abbinata a Diesel o utilitarie da città, aveva sui consumatori.
La Prima Porsche 911 Turbo, presentata nell'estate del 1974, contribuì
senz'altro a costruire la forza di questa immagine, grazie anche ai reali
contenuti innovativi. Nell'estate 1989, la Porsche annunciò la fine
dell'era Turbo. Gli stranieri di Stoccarda volevano tornare agli aspirati,
capaci di potenze molto alte, ma disposti ad una erogazione più
"signorile", meno nervosa. Del resto, le indagini di mercato
indicavano che il cliente tipico della Porsche era un signore tra i 40 e i
50 anni, di medio-alto livello economico, desideroso di viaggiare
velocemente, in sicurezza, e con una vettura di forte status sociale. Ma
la realtà è, probabilmente, un po' diversa. Lo stile Turbo aveva grandi
estimatori nelle file dei Porschisti e si poteva intuire dalla costante
ascesa dei prezzi dei modelli sovralimentati usati. Una crescita che balzò
letteralmente in avanti quando Stoccarda fece sapere che avrebbe voltato
pagina in fatto di Turbo. Ma la scelta, considerando quanto accadeva nel
mercato, doveva rientrare velocemente. Così come vi era stato il ritorno
della Speedster e dell'affascinante Carrera RS, lo stesso poteva accadere
alla Turbo. Ed infatti la presentazione della nuova Turbo al salone di
Ginevra del 1990 fu accolta con entusiasmo dagli appassionati.
Il problema della potenza è stato l'elemento chiave intorno al quale la
Direzione Sviluppo, guidata da Ulrich Bez, si è mossa. Da un lato la
Porsche presentava in listino le Carrera 2 e 4, insieme con la precedente
serie Turbo da 300 cavalli, dall'altro molti preparatori offrivano ai
clienti più esigenti ottimi "tuning kits", cioè elaborazioni
di forte impronta corsaiola. La Direzione Sviluppo voleva un auto che, pur
essendo di serie, offrisse sicurezza e prestazioni di alto livello. I 320
cavalli, cioè 20 cavalli in più rispetto alla Turbo precedente, sono un
ottimo risultato, ottenuto con un compressore più grande, l'impianto di
raffreddamento dell'alimentatore quasi raddoppiato e un'elettronica più
sofisticata per l'accensione. Ma quello che entusiasma, una volta alla
guida, è la coppia motrice che il motore raggiunge già a 2500 giri (400
Nm abbondanti) per salire rapidamente a 450 Nm a 4500 giri/min., mentre la
potenza massima è espressa a 5750 giri/min.
L'estetica è quella inconfondibile che si vide per la prima volta al
salone di Francoforte del 1963. Intendiamo, naturalmente l'impronta del
disegno, la linea, perché sui particolari si è invece fatto un attento
restyling. Importantissima per un'auto che deve poter raggiungere i 270
km/h, l'aerodinamica su cui influisce l'enorme alettone posteriore (uno
degli elementi caratterizzanti della Turbo) e dettagli come gli
specchietti retrovisori, molto eleganti, la cui linea, per esempio, è
stata studiata a lungo in galleria del vento. Grazie alla ridotta sezione
frontale, il Cx è ora di 0,36 contro 0,39 dei modelli precedenti. La 911
Turbo, pneumatici enormi e un peso globale che a equipaggiamento completo
(dall'impianto stereo all'aria condizionata) raggiunge i 1470 kg, riesce
comunque a raggiungere i 270 km/h effettivi e accelera da 0 a 100 km/h in
5" netti.
Il nuovo telaio consente stabilità a velocità prossime a quella massima,
ma gli inserimenti in curva un po' allegri esigono una certa stabilità
perché la 911 Turbo ha il classico comportamento della Porsche,
tutto-dietro, con in più una dose elevatissima di cavalli, che se
scaricati in curva provocano l'effetto sovrasterzante che tanto piace ai
piloti. Per correggere questa tendenza c'è una nuova sospensione
posteriore, i bracci obliqui interni, con la macchina fortemente
sollecitata di lato, regolano la carreggiata aumentando la stabilità
anche in caso di notevoli carichi in curva.
L'impianto frenante è stato progettato per rispondere alla forza e ai
ritmi della macchina: intanto i pneumatici sono piazzati su grandi cerchi
che consentono il montaggio di freni surdimensionati. I dischi di 322 mm.
all'avantreno e di 299 mm. al retrotreno, con ventilazione interna e
sistema ABS, decelerano l'auto in un batter di ciglia: da 100 a 0 in
2,8".
La 911 Turbo, nonostante le apparenze, è un'auto per tutti gli usi:
"pistaiolo" o "cittadino", ed in quest ultimo caso
l'auto non soffre minimamente le andature molto lente dei nostri
affollatissimi centri città. A proposito di città, è doveroso porre in
risalto la cura messa dalla Porsche nell'abbattimento delle emissioni
nocive: la 911 Turbo, infatti, è dotata di un efficientissimo
catalizzatore a tre vie con sonda Lambda, rispettoso, soprattutto, delle
severissime norme americane. Un particolare tecnico interessante è che si
è ottenuto un buon risultato anche con una strozzatura più aperta al
passaggio dei gas di scarico: questo ha consentito una minore pressione
contraria e quindi la potenza massima non ne ha risentito.
Un'auto straordinaria, insomma, potentissima, velocissima, sicurissima e
difficilissima quando la si provoca: letteralmente inchiodata all'asfalto,
schizza come un proiettile quando si "pesta" sull'acceleratore,
dando l'impressione di veri e propri calci nella schiena ! Una frenata
straordinaria, che grazie agli enormi dischi e a tutta l'esperienza
Porsche, garantiscono decelerazioni perentorie anche alle alte velocità,
il tutto senza minimamente scomporsi. Fantastica!
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"…chiamale, se vuoi, emozioni….."
Cito il ritornello di una
famosa canzone di Battisti, perché è quello che mi viene in mente
quando guido la mia Porsche turbo 3.3. Anzi, più volte mi sono
chiesto se Lucio avesse composto la sua canzone andando con questo
bolide tedesco … poi, per discordanze cronologiche, mi rendo conto che
ciò non è proprio possibile. "Emozioni", in verità, è un
capolavoro composto prima (forse per "festeggiare" la nascita
della turbo 3.3?)
Avete capito che sono "perdutamente innamorato" della "Fraulein"?
Scrivendo queste brevi note non darò dati tecnici (facilmente
reperibili su una qualsiasi rivista o sito Internet), ma parlerò del
fascino che ti cattura ogni volta che la apri, come ti senti bene quando
chiudi la portiera, quanto è bello guidarla!
Senza dubbio, è un capolavoro d’aerodinamica, in stile puramente
Porsche: un cuneo plasmato dal vento. La sua linea è maestosa.
L’alettone fisso posteriore, nel profilo laterale, sembra il gioco
disegnato da lunghi capelli, durante la corsa. Il muso è di un levriere
che morde l’aria. Il rombo del turbo è un’eruzione di suoni
magmatici che fanno tremare le vene dei polsi. E’ una macchina di cui
ci s’innamora dall’esterno, solo guardandola. La passione, però, ti
esplode dentro solo dopo che l’hai guidata! Dopo aver percorso pochi
chilometri ti ammali di "Porschite" e capisci che non è la
bella carrozzeria che ti cattura, ma è l’"ansia di andare"
che ti mette dentro, che ti turba: ti coinvolge a tal punto da farti
sentire corpo unico con tutta la vettura. La vera bellezza è guidarla!
Confesso che ogni volta che la metto in moto, mi sudano le mani! Le
emozioni si accendono metro dopo metro ed ogni strada, anche la più
noiosa, con la Porsche diventa divertente.
Il pezzo forte della "bestia" è il motore.
Caratterizzato da una notevole potenza (320 cv), il propulsore ha
vitalità fluida e progressiva e la cattiveria del turbo (che tanto
spaventa l’uomo della strada) appare come l’altera vitalità del
purosangue: la nota del carattere che contraddistingue il campione dal
brocco. La Porsche turbo 3.3 non è quella macchina impossibile e
pazzamente nervosa di cui si sente parlare in giro. Certo, chi la guida
non deve essere un neo patentato, ma se fosse così facile da guidare e
fosse già gestibile da un neofita, che Porsche sarebbe? Non per niente
è considerata una delle ultime vere Porsche, proprio perché la
tecnologia e gli studi avanzati, nel rispetto della sicurezza, non
tolgono niente al gusto della guida. La risposta della macchina è
schietta, fa esattamente quello che si chiede. E’ come guidare un kart
da competizione, un mezzo esasperato, privo di sospensioni, con una
guida sportivissima. L’accelerazione e la ripresa lasciano senza
parole! Lo scatto può essere rabbioso, se non dosato, ma, se
"domato", può essere definito progressivo. La ripresa è
presente con qualsiasi marcia, per assurdo anche con la quinta, ad
80Km/h. Permette sorpassi in qualunque condizione, sempre pronta a
"sgusciare" dalla fila, alla sola carezza del piede. Unica
cosa, bisogna sempre ricordarsi chi si ha "sotto" e, quindi,
scalate o sgasate improvvise, in piena curva, potrebbero rovinare il
week-end! Altro elemento da considerare è la velocità, per la quale
non sprecherò parole, perché si commenta da sola: 280Km/h!
Saliamo in macchina e cominciamo dalla posizione di guida, assolutamente
versatile, facilmente tarabile, grazie ai rapidi ed efficaci comandi
elettrici, che permettono anche basculamenti laterali … cosa chiedere
di più? Per quanto riguarda il design della plancia, l’abitabilità,
i materiali, la dotazione, l’assemblaggio, ecc. rispondo, anche qui e
laconicamente, con una sola parola: Porsche!
La turbo 3.3 è una macchina "schietta", che
accontenta, ma che non perdona: bisogna rispettarla e conoscerla. Una
volta entrati in simbiosi con "lei", però, regala emozioni,
gioia e felicità! Lo stile di guida è puramente "corsaiolo",
il cambio è fluido, rapido, efficace e sicuramente diretto (tra
l’altro è sistemato in maniera corretta e la mano ci cade sopra,
perfettamente). Lo sterzo è fin troppo diretto e all’inizio può dare
qualche problema, ma una volta capito, il gioco è fatto. L’unica,
vera differenza (dalle auto "normali") è il baricentro
spostato sul retrotreno, in maniera marcatissima. Accelerando, la
macchina si alleggerisce notevolmente sull’avantreno, assumendo un
comportamento che appare sottosterzante e non diretto nell’inserimento
in curva. Bisogna mettersi alla mano questo "ritardo"
nell’inserimento, perché, per il resto, la tenuta di strada è
assolutamente fantastica e, sicuramente, fedele alla traiettoria
impostata. Altra difficoltà che il "pilota" può riscontrare
è la frenata: decisa, marcata, potente e, se non fosse per l’ABS,
tendente ad "inchiodare". Il problema è che si raggiungono
velocità sbalorditive in pochissimo tempo, senza rendersene conto, e se
la frenata non fosse così, non ci si fermerebbe più. La stabilità è,
senza dubbio, enfatizzata dall’assetto rigido e dalle particolari
sospensioni, che permettono traiettorie in assoluta sicurezza.
La turbo 3.3 è splendida, anche, nel traffico cittadino! Le
nervosissime reazioni delle alte velocità lasciano il posto a risposte
docilissime, nella guida su percorsi urbani. Diventa bella persino la
passerella in una via cittadina, con la privacy protetta dai vetri
oscurati, accompagnata da un baritonale, ma soffuso rombo! Ragazzi, non
è l’uomo vanitoso che passa: passa la Porsche turbo 3.3.
Che cosa dire, ancora, se non … provatela, e cavalcherete
un’emozione!
P.S. se volete mettervi in contatto
con me, fatelo tramite e-mail su alemaz@libero.it
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