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L’ETERNO DILEMMA. IN UN MERCATO ATTUALMENTE POCO DECIFRABILE SPESSO CI SI CHIEDE,  NEI PANNI DI COLLEZIONISTA O INVESTITORE, QUANDO SIA IL MOMENTO PIU’ PROPIZIO PER VENDERE E/ O ACQUISTARE UN OROLOGIO.

Per cercare di rispondere a questo quesito 0-100.it ha intervistato Giovanni Varesi, attuale direttore di Antiquorum Auctioneer in Italia e watch expert con il quale abbiamo cercato di definire le caratteristiche che fanno di un orologio un oggetto collezionabile.

C’è chi ritiene che qualsiasi orologio con oltre vent’anni, indipendentemente dalle sue caratteristiche, diventi “ di diritto” da collezione. E’ corretto?

Questo è certamente un pensiero ricorrente. Ma i “veri” appassionati e chi abbia un minimo di cultura in questo settore sanno benissimo che non è così.

Il fatto che un orologio sia realizzato in un materiale prezioso o che possa contare sulla presenza di pietre preziose ne aumenta il valore?

Tenendo conto delle dovute eccezioni, ad esempio un orologio-gioiello di particolare prestigio, il peso del metallo nobile o la presenza di pietre nobili non influenza la valutazione. 

Quali sono le caratteristiche che rendono un orologio un oggetto collezionabile?

E’ innanzitutto necessario considerare la desiderabilità ossia la volontà di un certo numero di appassionati di orientarsi verso un orologio piuttosto che un altro, anche più raro ma, ai loro occhi, meno appetibile. Contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, non è importante che un modello  sia stato prodotto in serie limitata (o, al limite, anche in un unico esemplare) quanto il rapporto tra il numero di pezzi prodotti e il numero di potenziali clienti che desidererebbero (e potrebbero) acquistarlo. Un esempio è il Rolex Submariner Ref. 16610LV, conosciuto come “Ghiera verde”: nonostante sia stato prodotto in molti esemplari (Rolex non fornisce stime esatte sulle produzioni, si ipotizza che il rapporto tra il normale submariner 16610 e il 16610LV sia di 100 a 1) e pur non essendo ad oggi un vintage, si sta rivalutando molto in fretta grazie a un rapporto favorevole tra prezzo, reperibilità e desiderabilità. Al contrario, orologi meccanici complicati di marchi anche dai nomi antisonanti e prodotti in poche decine di unità vengono venduti a una frazione del prezzo di listino dell’epoca.

In seconda battuta parlerei di qualità, che resta una condizione obbligatoria nel caso di referenze facilmente reperibili sul mercato. Se si tratta di orologi rari, unici o che vengono proposti in vendita per la prima volta, la qualità passa, invece, in secondo piano. Dettagli come il lavaggio del quadrante e  la lucidatura della cassa vengono tollerati nei casi in cui un modello abbia mezzo secolo di vita sulle spalle e sia raro. Altro discorso se un oggetto è relativamente recente e prodotto in diverse centinaia di pezzi.

Terzo: il corredo. La presenza della garanzia e del corredo originale, quando su tratta di segnatempo collezionabili, giocano  un ruolo importante.

Se un orologio d’epoca è corredato da garanzia originale il suo valore di mercato può salire anche del 30/40 per cento. Nel caso di orologi moderni spesso la loro assenza ne pregiudica, invece, la rivendibilità.

Quanto incide la provenienza dell’orologio?

Certamente fa la differenza. Un orologio di un marchio semi sconosciuto o una referenza non così “interessante” possono raggiungere un valore elevato nel caso tra i precedenti proprietari ci sia stato un  personaggio di un certo peso. A questo proposito potrei indicare l’Omega Constellation appartenuto a Elvis Presley: nonostante questo modello abbia un valore intrinseco di circa 2.000-2.500 CHF è stato venduto da Antiquorum lo scorso aprile 2016 a 37.500 dollari.

Secondo la sua esperienza, c’è un fattore da tener presente al fine di valutare il potenziale andamento del mercato?

Certamente sì: è il numero di possibili investitori/collezionisti che si avvicinano a un bene rifugio che potremmo considerare ancora relativamente “nuovo”. Negli ultimi anni ci siamo trovati di fronte ad acquisti di orologi da parte di esponenti del mondo della finanza con un chiaro intento speculativo. Il prezzo medio degli orologi moderni è mediamente “abbordabile” pertanto, per chi ne ha le disponibilità economiche, risulta facile comprarne un quantitativo importante per poi rimetterlo sul mercato un po’ alla volta facendone lievitare il valore. Evidenzio comunque che sono davvero pochi i segnatempo moderni che mantengono nei primi anni un valore vicino al prezzo di cartellino.

Si potrebbe paragonare il mercato degli orologi da collezione a quello immobiliare?

Direi di no in quanto, allo stato attuale delle cose non esistono finanziamenti finalizzati all’acquisto di orologi d’epoca (dove il bene possa essere dato come pegno alla banca). Di conseguenza chi acquista lo fa principalmente con capitali di proprietà e non con prestiti bancari.

Parliamo dei collezionisti: quanti sono e quanto sono disposti mediamente a spendere?

Nella fascia 2.000/5.000 euro i potenziali collezionisti di orologi sono milioni; si scende a migliaia nella fascia dai 25.000 ai 75.000 euro, a centinaia per gli oggetti dai 100.000 ai 300.000 euro, a poche decine dai 500.000 euro a 1 Milione di euro per finire a 3-5 persone dal milione di euro in su.

Amando noi di 0-100.it le auto storiche quanto gli orologi meccanici la domanda ci sorge spontanea: il mercato degli orologi collezionabili potrebbe con il tempo competere con il mercato delle auto d’epoca o delle opere d’arte?

Se parliamo di oggetti di fascia molto alta direi che le potenzialità ci sono e sono parecchie. Sarebbe sufficiente che il 10 per cento degli attuali collezionisti di auto storiche “scoprissero” questo mercato per far lievitare molto velocemente le attuali quotazioni.

Parliamo del mercato delle case d’asta. Costituiscono un reale indice dell’andamento del mercato odierno?

E’ possibile che alcune aste non riportino fedelmente quello che è il reale andamento dei prezzi; alcuni parlano anche di “mercato pilotato”. Certamente il fatto che in un unico giorno commercianti e privati provenienti da tutte le parti del mondo si trovino a “lottare” alla conquista del medesimo oggetto porta inevitabilmente a raggiungere importi molto elevati.

Vorrei però precisare, a garanzia di trasparenza, che in asta non è contemplata la possibilità di permutare gli oggetti. Di conseguenza tutti quelli che acquistano o vendono tramite casa d’aste possono solo pagare o ricevere denaro mentre non sono possibili gli scambi.

Come si “alimenta” il mercato degli orologi?

Antiquorum, al pari delle altre case d’aste, organizza in tutto il mondo i Valuation Day grazie ai quali si riescono a reperire pezzi interessanti da proporre per le aste. La reperibilità di oggetti risulta essere sempre più complicata ma per nostra fortuna chi eredita orologi spesso contatta direttamente le case d’aste per avere una valutazione professionale e oggettiva.

In conclusione, quando potrebbe rivelarsi il momento giusto per vendere o acquistare?

A questa domanda, seppur lecita, non esiste una risposta univoca. Il consiglio che mi sentirei di dare è quello di acquistare sempre e comunque oggetti che piacciano e diano soddisfazione. E di vendere oggetti che magari oggi hanno una valutazione interessante e ci hanno già regalato soddisfazioni indossandoli.

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