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De Tomaso: il marchio acquisito da una finanziaria svizzera

SOGNI DI GLORIA. SEMBRA ESSERSI RIACCESO L’INTERESSE VERSO IL MARCHIO DE TOMASO. DOPO IL DISASTRO COMPIUTO DALLA FAMIGLIA ROSSIGNOLO E LA BUFALA DELLA DEAUVILLE A GINEVRA 2011 (RISOLTOSI CON ARRESTI E UN’INCHIESTA PER BANCAROTTA E TRUFFA) SBUCA UNA NUOVA INIZIATIVA DA PARTE DI UNA SOCIETA’ SVIZZERA, ACQUIRENTE DEL BRAND E FIRMATARIA DI UN PIANO INDUSTRIALE PER ARRIVARE A PRODURRE 4.500 AUTO L’ANNO.

I diritti del marchio automobilistico De Tomaso (la cui rinascita, annunciata al Salone di Ginevra 2011 ad opera della famiglia Rossignolo, si è risolto in un nulla di fatto e con l’arresto di Gian Mario Rossignolo per truffa e bancarotta) sono stati acquisiti da L3 Holding, un soggetto svizzero-lussemburghese noto negli ambienti automobilistici per avere sotto controllo Lotus F1.

Durante l’asta giudiziaria tenutasi presso il tribunale di Torino, L3 Holding ha messo sul piatto un’offerta da 2.050.000 euro e un piano industriale che prevede, sfruttando le capacità “in house” nella produzione e lavorazione della fibra di carbonio, di assumere 360 persone entro il 2021 e arrivare a una produzione annuale, a pieno regime, di 4.500 esemplari di vetture sportive a due posti.

L3 Holding ha battuto con ampio margine il progetto italiano Eos, fermatosi a 900.000 euro di offerta. Il vincitore si è aggiudicato i marchi De Tomaso e il prototipo della Deauville (presentata a Ginevra 2011 ma mai andata oltre la fase di concept).

UNA STORIA ITALO-ARGENTINA

Alejandro de Tomaso (1928 – 2003) fondò a Modena la De Tomaso nel 1959. Nel 1964, al Salone di Torino, fu presentata la Vallelunga, realizzata su un telaio a trave centrale portante, motore posteriore-centrale della Ford Cortina, carrozzeria in vetroresina. Nel ’66 fu affiancata dalla Mangusta, l’auto della svolta per l’azienda. Essa sancì l’inizio della collaborazione con la Ford, da cui derivava il motore 8 cilindri. La Mangusta, disegnata da Giorgetto Giugiaro, era aveva una carrozzeria in acciaio e alluminio (prodotta da Ghia) e fino al 1971 fu prodotta in circa 400 unità.

Il modello successivo, la Pantera, apparve nel 1971 insieme alla Deauville, una berlina sportiva di lusso con lo stesso motore, ma montato davanti. Il disegno, in entrambi i casi, fu affidato a Tom Tjaarda e alla Ghia per la realizzazione pratica. Caratterizzata da forme molto spigolose, la Pantera debuttò con un motore Ford V8 da 5,8 litri di cilindrata. Inizialmente commercializzata anche in America, dove ottenne un buon successo, subì la crisi del petrolio e nel 1973 fu drasticamente ridotta la produzione (fino ad allora ne furono realizzate oltre 6.000). La De Tomaso Pantera continuò a essere prodotta fino al 1993 (fu ristilizzata nel 1990), la Deauville fino al 1988 (circa 300 esemplari la sua produzione complessiva).

Nel 1972 l’imprenditore argentino lanciò un terzo modello, la Longchamp (telaio Deauville accorciato, motore Ford V8), rimasta in listino fino al 1983 (circa 400 prodotte).

L’AVVENTURA MASERATI

Nel 1976 Alejandro De Tomaso rilevò la Maserati dalla Citroen e diede avvio, con l’aiuto del Governo, alla produzione. La Kyalami era, di fatto, una De Tomaso Longchamp con motore italiano. Nel 1983 fu sostituita dalla Maserati Biturbo.

Il ’76 fu l’anno di debutto anche di una piccola utilitaria, la Mini De Tomaso, prodotta dalla Innocenti di Lambrate (acquisita da De Tomaso quello stesso anno).

L’ultima vettura prodotta dalla De Tomaso, la Guarà, fu presentata al Salone di Torino del 1993. Disponibile prima come barchetta, poi anche con carrozzeria Coupé, fu motorizzata con propulsori BMW e Ford. Fino al 2004 ne sono state prodotte circa 50. La sua erede, la Qvale Mangusta, non vide mai la luce.