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IL NEGOZIO DI GIOCATTOLI. IL BELLO NON E’ AVERE UNA PORSCHE. E’ AVERE “LA PROPRIA” PORSCHE

“Personalizzazione” è un concetto che accompagna il marchio Porsche fin dalla sua stessa nascita. Le vetture di Stoccarda, infatti, vennero continuamente migliorate (comfort acustico, abitabilità, accessori, prestazioni del motore) tenendo conto del continuo feedback avuto dai clienti.

Dalle riunioni del Consiglio di Amministrazione si evince come Ferry Porsche, figlio del fondatore Ferdinand e numero uno dell’azienda nel periodo del suo massimo sviluppo, tenesse debitamente in considerazione le richieste dei proprietari al fine di rendere le vetture sempre più apprezzate.

Ma in mezzo alle richieste che trovavano sbocco in modelli sempre più confortevoli ed evoluti, spiccavano naturalmente le richieste più individualiste.

A metà degli Anni 50 esisteva un listino personalizzazioni, con una decina di accessori a catalogo. Molta di quella roba che oggi fa parte dell’equipaggiamento comunemente di serie di qualsiasi ma, naturalmente, a “quell’epoca” gli standard erano ben altri. C’erano il lavavetri, lo scarico sportivo, le ruote con dado di fissaggio centrale, le luci fendinebbia ecc.

Lusso estremo o sportività allo stato dell’arte: le richieste erano di tutti i tipi e, naturalmente, con l’evolversi del prodotto automobilistico divennero più articolate e complesse. Negli Anni 70, ad esempio, due clienti chiesero ed ottennero di poter avere un esemplare stradale della 917. Uno di questi, colore grigio Argento, fu commissionato dal Conte Rossi di Montelera, titolare della Martini, sponsor ufficiale Porsche (oggi ancora in Italia, in una collezione privata in Piemonte). Un altro, verniciato di bianco, fu allestito per un albergatore tedesco.

Queste furono quindi razionalizzate alla fine degli Anni 70 con il varo, nel 1978, del Porsche Special Request Programme.  In quest’ambito la casa creò versioni speciali o, all’estremo, accoglieva le richieste dei più smaliziati. Si ricorda, ad esempio, il Kit estetico e meccanico che trasformava la Porsche 911 Turbo degli Anni 80 nella “Slantnose” o “Flachbau” con estetica molto simile alla Porsche 935 e motore, il 930/66, potenziato da 300 a 330 Cv. O, nel 1983, Mansour Ojjeh, azionista del Gruppo TAG, chiese un esemplare stradale della 935.

Il reparto divenne, a partire dal 1986, la divisione Porsche Exclusive, dedicata al soddisfacimento di qualsiasi richiesta di natura estetica, tecnica o di equipaggiamento. Uno sceicco del Qatar, ad esempio, acquistò sette esemplari di 959 “pesantemente” personalizzati.

Nel 1997 il creatore di moda Jil Sander si fece confezionare un esemplare speciale della 993 Carrera 4S, personalizzato con colori (interni ed esterni) e materiali su sua specifica richiesta. Lo stilista spese oltre 70.000 marchi per la preparazione, quasi il costo della vettura nuova.

Il reparto personalizzazioni e creazioni speciali ha prodotto, negli anni, esemplari molto rari e oggi, di grande valore collezionistico: dalla 964 Turbo S del ’92 (80 esemplari stradali) per i clienti sportivi dell’allora campionato BPR (antesignano dell’odierno FIA GT), alla 964 Turbo Slantnose (80 esemplari), dalla 964 Speedster Trubolook (una quindicina di unità), alla 964 Carrera RS 3.8 (21 esemplari stradali), alla 993 Turbo Cabriolet (solo 10 esemplari).

AMPLIAMENTO DEL PROGRAMMA EXCLUSIVE, DECLINO DELLE SERIE SPECIALI

Come noto, a metà degli Anni 90 Porsche fu molto vicino alla bancarotta. L’azienda fu salvata da Wiedeking Wiedeking, l’esperto di logistica che nel giro di pochi anni trasformò il marchio di Stoccarda nella più profittevole azienda automobilistica indipendente al mondo.

Wiedeking portò una drastica razionalizzazione della produzione (una 996 e una Boxster, condividendo molti componenti, nella vista frontale erano praticamente indistinguibili) fino ad allora molto, troppo, frammentata e con numerose falle. Tra queste, appunto, il reparto ordini speciali, fonte di gioia per i clienti ma di preoccupazioni gestionali stante gli investimenti troppo elevati.

Il reparto Exclusive, dal canto suo, fu ampliato con la possibilità di attingere a una moltitudine di opzioni di personalizzazione ma, un po’ alla volta, scomparvero (per evidente scarso ritorno dell’investimento) le serie speciali prodotte in serie limitata. O meglio: queste furono molto facilmente “replicabili” attingendo al catalogo accessori.

Fu così ad esempio per la 993 Turbo S: ne furono prodotti solo 160 esemplari. Tuttavia era possibile “replicare” un esemplare partendo da una Turbo standard e aggiungendo tutti gli accessori della personalizzazioni.

Nella linea di modello della 996 si ricorda solo la serie speciale Millenium (911 esemplari).

Nella gamma 997, infine, Porsche produsse la costosissima 911 Sport Classic del 2009 (250 esemplari, 204.000 euro) e la 997 Speedster del 2010 (356 esemplari, 204.000 euro).

Questi modelli hanno certamente contribuito a mantenere alta la nomea del reparto Exclusive Porsche ma, dal punto di vista collezionistico, hanno certamente segnato un certo declino da parte di questa romantica filosofia di vita, ormai inevitabilmente legata a logiche di economie di scala e di profittabilità.

[Fonte: Classic Driver Newsletter]