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C’E’ VERITA’ E VERITA’. LA CLASSE GRAN TURISMO HA CREATO I PILOTI GENTLEMAN, PILOTI-NON PROFESSIONISTI CON UNA PASSIONE DISUMANA PER L’AUTO, MODERNI CAVALIERI AL VOLANTE DEI LORO DESTRIERI METALLICI. OGGI QUESTO CONCETTO AUTOMOBILISTICO, PURTROPPO, NON C’E’ QUASI PIU’.

La categoria delle vetture Gran Turismo ha proposto numerose vetture iconiche della storia dell’auto. A loro, infatti, va il merito di aver inventato questo straordinario concetto, tutto italiano, tante volte ribadito qui sulle colonne virtuali del magazine 0-100.it.

La Lancia Aurelia B20, ad esempio, prima vera GT del marchio torinese e, probabilmente, una delle prime automobili V6 della storia dell’auto, è una specie di “manifesto” della categoria: stile favoloso tracciato da Pininfarina, eleganza straordinaria, interni in pelle e finiture di lusso ma carattere da purosangue (alla Mille Miglia del 1951, il telaio 1010, numero di gara 332, targa VC 25466,  guidata da Giovanni Bracco e Umberto Maglioli arrivò seconda assoluta dietro la Ferrari vincitrice).

Lo stesso dicasi per la Ferrari 212 Berlinetta Le Mans Touring, la Fiat 8V, l’Osca 1600 Coupé Zagato, la Ferrari 250GT SWB, la Porsche 356 A Speedster o la Fiat-Abarth 750 Zagato. Furono tutti modelli “sufficientemente” comodi per girare in città in settimana e per correre nel weekend solo attaccando il numero di gara sulla carrozzeria.

Procedendo nelle epoche i gusti, i bisogni, le esigenze, le tecniche di costruzione e le regole sono cambiate. Ancora negli Anni 60 e 70 era possibile, con poche modifiche, passare dall’auto stradale a quella da corsa. Le Lancia Fulvia Sport Zagato, le Aston Martin DB4, le De Tomaso Pantera, le Porsche 911, le Chevrolet Corvette erano le preferite dai piloti gentleman: imprenditori e professionisti con completo e casco, abituati a vincere nel lavoro e in pista la domenica.

Loro, oggi, esistono ancora. Quelle auto, purtroppo non più. Per la settimana c’è la Porsche 997 GT3, per il weekend in pista la GT3 Cup; o la Ferrari 458 per andare in ufficio e la 458 GT2 per la 24 Ore di Le Mans.

La coppa di reginetta della categoria va certamente alla Porsche Fabcar 935 JLP-4, una delle pochissime Moby Dick esistenti, recentemente importata dall’America da un collezionista italiano e riportata al suo antico splendore.

Vernasca

Speciale Vernasca Silver Flag 2013