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TROTTA, TROTTA CAVALLINO. IL 12 MARZO 1947, VERSO LE 4 DEL POMERIGGIO, ENZO FERRARI USCIVA DALLA FABBRICA AL VOLANTE DELLA 125 SPORT A 12 CILINDRI, ANCORA SENZA CARROZZERIA, PER UN BREVE GIRO NEI DINTORNI DI MARANELLO. INIZIAVA L’EPOPEA DEL CAVALLINO RAMPANTE (SUL COFANO).

70 Anni fa, proprio oggi, iniziava ufficialmente l’epopea Ferrari. Con un evento piccolo ma estremamente significativo che, in termini lunistici, potrebbe essere definito così: un piccolo passo per l’uomo (Enzo Ferrari) ma un gigantesco passo per l’umanità (dei ferraristi!).

Dalla fabbrica Ferrari di Maranello, lungo la Strada Statale dell’Abetone Inferiore, intorno alle 4 del pomeriggio, una “massa informe” di elementi meccanici usciva su strada per un sommario collaudo. La macchina in questione era, in realtà, il telaio (con motore e tutti gli organi al loro posto) della prima Ferrari (cioé la prima automobile costruita da Enzo Ferrari e con il marchio del Cavallino Rampante), la 125 Sport con motore 12 cilindri di 1.500 cc (“125″ cc di cilindrata unitaria). Al volante c’era il suo creatore stesso, quell'”agitatore di uomini” come lui stesso un giorno si definì.

L’ANTEFATTO

Ferrari sapeva il fatto suo, aveva già costruito automobili. Alla fine degli Anni 30, dopo essere uscito definitivamente dall’orbita Alfa Romeo (aveva fondato la Scuderia Ferrari nel 1929 come team privato per far correre le Alfa Romeo ufficiali) aveva dovuto stipulare un accordo con l’azienda milanese in base alla quale non avrebbe potuto costruire automobili con il suo cognome per alcuni anni. Tantomeno prendere parte a qualsiasi competizione.

Enzo Ferrari, arguto, ambizioso e cinico, scavalcò l’ostacolo con la fondazione (1939) della Auto Avio Costruzioni. La 815 (8 cilindri, 1,5 litri) con carrozzeria Touring aveva debuttato (due esemplari) alla Mille Miglia del 1940 ma l’esordio era andato male (due ritiri). In realtà aveva iniziato ancora prima: nel ’35 aveva prodotto a Modena, sede della Scuderia, la Alfa Romeo Bimotore e, nel ’37, la Alfa Romeo 158 monoposto.

Poi c’era stata la guerra e ogni ulteriore progetto dovette essere interrotto. Finito il conflitto e, con lui, risolto l’accordo con l’Alfa Romeo, il Drake potè iniziare una nuova avventura come costruttore ma, questa volta, le sue automobili si sarebbero chiamate, finalmente, Ferrari.

IL PROGETTO

Enzo Ferrari desiderava tante cose: desiderava tornare alle corse, desiderava costruire un’automobile con il proprio nome, desiderava dotarla di un motore 12 cilindri tutto nuovo. Anima del progetto fu Gioacchino Colombo, già collaboratore suo e dell’Alfa negli Anni 30. Con lui altri due esperti di cose tecniche: Luigi Bazzi e Giuseppe Busso (che poi avrebbe esercitato il suo genio creativo all’Alfa Romeo per oltre 30 anni).

Colombo disegnò un’unità 12 cilindri aspirata, V di 60°, appena 1.497 cc di cilindrata. Il motore, nell’autunno 1946 fu testato al banco, dove furono misurati circa 120 Cv. Un ottimo risultato anche se, come raccontano le fonti, quel motore subito si segnalò per una serie di difficoltà: prendeva giri con tanta facilità e, oltre una certa soglia, rompeva le bronzine.

Il telaio fu affidato alla Gilco di Milano e la carrozzeria fu disegnata dallo stesso Gioacchino Colombo per poi essere eseguita da un fornitore locale.

In quei giorni di marzo a Maranello il personale era al lavoro su almeno due telai: il primo, numero 01C, “potrebbe” essere quello guidato su strada dallo stesso Ferrari. Il secondo, 02C, avrebbe ricevuto una carrozzeria differente in vista dell’esordio (l’11 maggio ’47 al Circuito di Piacenza).

IL PRIMO COLLAUDO

Si narra che Enzo Ferrari, uscito dalla fabbrica a bordo della vettura, si instradò verso il vicino paesello di Formigine, percorse qualche chilometro (il motore, si racconta, non era ancora perfettamente a punto con la carburazione), poi fece dietro-front e tornò in sede, dove tutti attendevano ansiosi del responso del padrone.

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She was born and raised in Milan, after studying linguistics she gained several experiences in the fashion and publishing industry. The passion for travels, beauty and for everything that makes the universe of the "bien vivre" special, turned her into a delicious and sharp "pen" from the creatively poetic touch in the world of Dolce Vita, mechanical watches and cars.