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Contexto 2016: mostra di arte contemporanea a Edolo

TEMPORARY “STORE”. CON CONTEXTO 2016, LA GRAZIOSA CITTADINA DI EDOLO IN VAL CAMONICA,  SI “CONSEGNA” ALL’ARTE CONTEMPORANEA. FINO ALL’8 SETTEMBRE 2016, 28 GIOVANI ARTISTI SELEZIONATI DA CASA TESTORI “CONTAMINERANNO” VICOLI, ANTICHE CASE ABBANDONATE, CORTILI, PARETI, FINESTRE E NEGOZI IN DISUSO TRASFORMANDO COSI’ IL PAESE PER DUE MESI IN UNA GALLERIA D’ARTE A CIELO APERTO ALLO SCOPO DI STABILIRE UN “CON-TEXTO”, UNA LIAISON TRA CHI CREA E CHI OSSERVA.

Giunta alla sua seconda edizione, Contexto 2016, mostra di arte contemporanea dal format originale, vede 28 artisti italiani e stranieri selezionati da Casa Testori protagonisti di altrettante installazioni distribuite in un interessante percorso nel centro storico del paese di Edolo.

La mostra, che prevede anche incontri con gli artisti e visite guidate gratuite lungo il percorso anche di notte, si snoda per le vie e le piazze della cittadina invadendo con grazia spazi aperti e chiusi, pubblici e privati compresi luoghi solitamente non accessibili.

In una contaminazione di differenti generi, ciascun artista espone le proprie sculture, installazioni, quadri, fotografie e video allo scopo di valorizzare il contesto edolese.

Un lunghissimo filo arancione, colore simbolo di Contexto, sarà sospeso sul paese tracciando il percorso della mostra. Il percorso parte dal centro di Edolo con un omaggio a Giovanni Testori per poi snodarsi per le vie del paese attraverso le opere di Adriana Albertini, Davide Baroggi, Andrea Bianconi, Paolo Brambilla, Andrea Bruschi, Monica Carrera, Emma Ciceri, Massimo Dalla Pola, Francesca Damiano, Emanuele Dottori, Francesco Fossati, Andrea Fiorino, Riccardo Gavazzi, Dario Goldaniga, Julia Krahn, Marina Lorusso, Mauro Maffezzoni, Matteo Maino, Fulvia Mendini, Piero 1/2Botta, Matteo Negri, Luca Petti, Domenico Pievani, Michela Pomaro, Davide Rivalta, Anna Turina, Aleksander Veliscek e Giulio Zanet.

Ciò che si apprezza di Contexto 2106 non è solo l'”adattabilità” di ciascun artista al contesto ma, anche e soprattutto, la “precarietà” delle opere; ciascuna installazione al termine della manifestazione verrà infatti smantellata creando in chi le ha avute come “vicino di casa” una sorta di nostalgia. La precarietà dell’arte come la vera bellezza con quel suo tacito e discreto pudore di sparire senza proferir parola pur lasciando nel cuore e negli occhi di chi ha avuto il piacere di ammirarle e interpretarle, un’emozione.