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PERCHE’ NON PRODURLA, UN PO’ MENO VISTOSA? CI SONO, E CI SARANNO SEMPRE, VISIONI DI UN BRAND PORTATE ALL’ENNESIMA POTENZA: COME LA RENAULT ESPACE F1, LA VW GOLF GTI W12 650 O LA BMW X5 V12 LE MANS. NEL CASO DELLA MINI JOHN COOPER WORKS GP CONCEPT, A PARTE L’ESTETICA ESAGERATA OLTRE OGNI UMANA COMPRENSIONE, C’E’ UN ELEMENTO DI ASSOLUTA CONCRETEZZA, E CHE E’ INDEGNO NON SIA POSSIBILE AVERE COME ALLESTIMENTO SPECIALE: L’ABITACOLO!

Il Salone di Francoforte svela la visione più sportiva di sempre di una MINI. La MINI John Cooper Works GP Concept è terza proposta estrema sotto la gestione BMW del brand inglese: nel 2006, infatti, furono prodotti 2.000 esemplari della MINI Cooper S con kit John Cooper Works GP. Nel 2012 un’altra serie limitata di 2.000 unità della MINI John Cooper Works GP rilanciava la piccola inglese come compattissimo giocattolo ad elevate prestazioni.

La versione 2017 della GP Concept, una creazione da Salone con l’unico scopo di stupire, raccoglie l’eredità dei modelli precedenti e si ispira, ulteriormente, ai successi della Mini al Rally di Monte Carlo (vittorie assolute nel 1964, ’65 e ’67). Essa è, nelle parole di Peter Schwarzenbauer del board of management di BMW AG, “divertimento di guida nella sua forma più pura“.

DESIGN

Ampiamente più larga di qualsiasi Mini prodotta fino a oggi, la John Cooper Works GP Concept possiede possenti scudi paraurti, l’anteriore con una articolata superficie inferiore (tre prese d’aria e uno spoiler inferiore che si prolunga “violentemente” verso l’esterno) e posteriore con uno smisurato estrattore che – in pratica – rende minimo il fascione. Lateralmente sono stati applicati grandiosi parafanghi dotati, sia anteriormente, sia in coda, di ingressi di flusso e sfoghi per l’aria proveniente dai passaruota. Sono anche decorati con rivetti, ulteriore tocco racing. Sopra il lunotto campeggia un vistoso e complesso alettone fisso mentre sulle fiancate si notano vistose minigonne, ruote da 19″, grandi pinze freno di colore rosso e specchi laterali minimali per non guastare l’aerodinamica.

Tutta la componentistica aggiuntiva è in fibra di carbonio, particolare non trascurabile perché – considerando che l’interno è stato completamente spogliato – determina un peso molto favorevole in considerazione delle prestazioni (cui una simile aerodinamica deve sicuramente badare).

ABITACOLO

L’interno testimonia ulteriormente l’unica destinazione ammissibile per quest’auto: la guida. L’allestimento infatti è completamente scarno ed essenziale, in tutto e per tutto tarato secondo i canoni di una macchina da corsa: nuda scocca a vista (via i rivestimenti, i pannelli porta, i sedili posteriori), gabbia rollbar integrale, sedili fissi a guscio con cinture a 4 punti e plancia minimale. Fronte al pilota sta un piccolo schermo LCD mentre al centro il classico pannello con ulteriore visore di grandi dimensioni che proietta altre informazioni utili per la guida. Va da sé che manca qualsiasi concessione al comfort (radio, climatizzatore, sistema infotainment). 

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Alvise-Marco Seno
Esperto di Marketing, Comunicazione e storia dell'automobile, giornalista/fotografo freelance, da sempre coltiva la passione per le auto sportive e d'epoca, l'orologeria meccanica e la fotografia. Dopo la laurea in Scienze Economiche si è trasferito a Milano. Oggi lavora nel settore dell'Automotive e collabora con riviste nazionali e internazionali (sia carta, sia web) nel settore automobilistico, lusso, e orologi.