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Torino, uno dei centri irradianti dell’Automobile, culla dell’auto italiana, in un periodo in cui sta cogliendo la sfida dell’elettrico torna ad abbracciare il passato. Non solo il suo; quello di Fiat, Lancia e Abarth; ma anche quello delle casate d’oltreconfine. Dopo il grave impatto col virus e nonostante i terremoti bellici e geopolitici, la pluridecennale Automotoretrò, insieme alla sua sorella più palestrata Automotoracing, hanno incantato il pubblico di Lingottofiere. In uno scenario a metà strada tra il museo luccicante e l’informale raduno, il Lingotto ha attirato un pubblico festante.

L’auto nella storia

Il comitato di benvenuto è stato composto da una mostra riguardante quelle profonde incisioni che l’automobile ha lasciato nello spazio-tempo. Modelli che, per il loro carico d’innovazione o come fenomeno di costume, all’epoca hanno fatto sì che il mondo non fosse più come prima e sono diventate protagoniste e simboli di intere epoche. Impossibile quindi non pensare alla Volkswagen Transporter e all’epopea floreale degli hippie, alla Jaguar E-Type indissolubilmente legata alle minigonne e al mito di Diabolik, alla Trabant che timidamente ha accompagnato la caduta del Muro e all’elettrizzante sconvolgimento dell’industria dovuto alla Toyota Prius.

A tu per tu con i VIP

I visitatori hanno potuto incontrare da vicino molti volti noti dell’industria e del motorpsort senza i fastidiosi ed ingombranti cordoni di sicurezza che siamo abituati a vedere nelle conferenze stampa dei campionati di oggi. Tra i padiglioni della fiera c’erano Valentino balboni, storico collaudatore della Lamborghini, Miki Biasion, leggenda vivente dei rally sotto lo stemma Lancia; Giampaolo Minardi, figura importante della F1 d’annata; e tanti altri, si sono concessi ad una strage di selfie e autografi, lasciandosi sfuggire ben volentieri qualche intrigante aneddoto di una vita straordinaria. Memorabile anche l’incontro che i fan hanno avuto coi familiari del pilota Sandro Munari, altro cavaliere della Lancia, quando il marchio era sul tetto del mondo.

Auto che parlano e raccontano

Il vero spettacolo ad Automotoretrò sono le auto esposte. Se da una parte è sempre un piacere rivedere infinite volte le tantissime, ed onnipresenti, Alfa, Porsche e “cinquini” vari è altrettanto memorabile trovarsi faccia a faccia con dei pezzi unici, dalle storie più uniche che singolari. È il caso di un’Alfetta 2.0 blindata appartenuta al Signor Doria, padre dei biscotti Bucaneve, mentre una Ford Thunderbird prima serie, apparentemente mai restaurata, ha avuto come primo proprietario il patron della Innocenti di Lambrate. Esposte ci sono state anche ben due esemplari di Fiat 2800, grande ammiraglia destinata esclusivamente alle alte cariche dello Stato, di cui una berlina e l’altra a tetto aperto. In mezzo a così tante vetture è difficile non notare la  Testa d’Oro di Luigi Colani o l’Aquila Italiana del 1912 portata dal Mauto e di cui è stato raccontato il meticoloso ed avvincente restauro.

Riscoperte da comprare

In un clima di democrazia è giusto che siano visibili anche modelli molto meno nobili, dalle cifre decisamente meno corpose: è il caso della Volkswagen Passat terza serie, in versione GT 16v, della Volvo 242 coupé e della Volvo 740 TurboDiesel; auto che ai tempi si incontravano molto frequentemente sulle nostre strade ma, da pensionate, quasi del tutto ignorate e dimenticate. In mezzo a tanta varietà ha catturato molto l’attenzione la DeLorean DMC12.

Amacord Lancia

Senza dubbio il marchio più celebrato ad Automotoretrò è quello di Chivasso, sofferente da lungo tempo ma che ancora fa riaccendere gli animi come pochi altri. Al Lingotto Fiere hanno fatto scena un discreto numero di vetture ex ufficiali; tra Delta Integrale, Delta S4, 037, Stratos e Fulvia; compresa quella in versione barchetta d corsa che ha corso alla Targa Florio del 1969. Belve che hanno avuto l’onore di essere guidate da miti come Biasion e Munari, nelle indimenticabili livree Alitalia, Marlboro e Martini, ora meritatamente venerate dai tifosi di un tempo e dai sognatori di oggi.

Sgommate in libertà

All’esterno dei padiglioni è stato allestito un percorso, per le gare di drift e rally di Automotoracing, perché la fama di Torino è legata anche all’aspetto più dinamico dell’automobile. Diverse BMW Serie 3 al testosterone, un tempo al cospetto di qualche cumenda, si sono sfidate fino all’ultima sgommata, spartendo i cordoli improvvisati con delle sessioni di rally molto casereccio. Quest’ultima disciplina è stata combattuta tra le moderne, come la Hyunday I20 N, e alcune classiche, come Mitsubishi Lancer Evo e Fiat Ritmo.

Il passato secondo Domani

Un intero padiglione, come suggerito dal suo aspetto futuristico, ha ospitato il tuning, anche molto spinto, praticato non solo su molti modelli attuali, ma anche su diverse storiche, a suon di sospensioni pneumatiche e cannoni da svariati gigawatt spaccatimpani. A prevalere è stato lo stile che richiama le elaborazioni giapponesi, a pennello su Honda Civic e Nissan Skyline, ma c’è anche chi si è sbizzarrito su sulle nostre Alfa, come gli esemplari di 164 e 75 presenti, Jaguar XJ e Lincoln Continental degli Anni ’60. A dimostrazione di come molti giovani tendano a perfezionare auto mitiche, che noi adulti consideriamo già perfette.

Augusto Pellucchi

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Alvise-Marco Seno
Esperto di Marketing, Comunicazione e storia dell'automobile, giornalista/fotografo freelance, da sempre coltiva la passione per le auto sportive e d'epoca, l'orologeria meccanica e la fotografia. Dopo la laurea in Scienze Economiche si è trasferito a Milano. Oggi lavora nel settore dell'Automotive e collabora con riviste nazionali e internazionali (sia carta, sia web) nel settore automobilistico, lusso, e orologi.