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LIBERTA’ EMOTIVA. IL “CATTURA EMOZIONI” IN BIANCO E NERO. DOPO ROMA E MILANO, E’ POSSIBILE AMMIRARE PRESSO IL PALAZZO DUCALE A GENOVA, I 200 SCATTI DEL FOTOGRAFO FRANCESE ROBERT DOISNEAU, CULTORE DELLO SCATTO RUBATO E CONSIDERATO UNO DEI PRINCIPALI RAPPRESENTANTI DELLA CORRENTE UMANISTA DELLA “STREET PHOTOGRAPHY”.

Robert Doisneau (1912-1994), uno dei più importanti fotografi francesi del Novecento, è riuscito a immortalare con il suo obiettivo la città che più ha amato: Parigi con una speciale “dedica” alla Ville Lumiére.

Fino al prossimo 26 gennaio 2014, nel Sottoporticato del Palazzo Ducale di Genova, è allestita la mostra Robert Doisneau – Paris en liberté che, ideata nel 2012 in occasione del centenario della nascita dell’artista, raccoglie più di 200 fotografie originali scattate da Doisneau tra il 1934 e il 1991.

Questa rassegna antologica accompagna il visitatore in una suggestiva e poetica passeggiata nei giardini di Parigi, lungo la Senna, per le strade del centro e della periferia, nei bistrot, negli atelier di moda e nelle gallerie d’arte della capitale francese.

Gli scatti, raggruppati tematicamente e rigorosamente in bianco e nero, ripercorrono i soggetti a lui più cari come le donne, gli uomini, i bambini, gli innamorati e gli animali con il loro personalissimo e autentico modo di vivere Parigi, la città senza tempo.

LA VITA QUOTIDIANA DEI PARIGINI

Doisneau, una volta trasformatosi in una “statua senza piedistallo“, attendeva, quasi a scomparire, l’attimo per immortalare, nella loro quotidianità più vera in una Parigi d’antan, quelli che lui usava chiamare i “naufraghi del movimento“.

LE DONNE, LE MASSE E GLI ARTISTI

La città viene rappresentata come un caleidoscopio di volti, espressioni, gesti atteggiamenti.

Grazie anche a soggetti in posa, il fotografo francese riuscì a immortalare donne, bambini che si divertivano con poco, innamorati, artisti di strada e animali.

L’artista francese, ritraendo la vita di tutti i giorni, riuscì nel suo intendo di sdoganare Parigi dalla sua “aura snob” e dalle immagini da cartolina che l’accompagnavano nell’immaginario collettivo.

LO SCATTO PIU’ FAMOSO

Lo scatto più famoso di Doisneau è quello che ritrae due innamorati che si scambiano un bacio mentre passeggiano all’Hôtel de Ville. Questa fotografia, datata 1950, racconta la semplicità del gesto quasi a voler ridimensionare la visione poetica dell’amore.

A Doisneau interessava fermare l’umanità nelle sue manifestazioni più comuni, anche a costo di costruirle.

In  questo caso per esempio, non si tratta di uno “scatto rubato” ma di un “posato“. I 2 famosi innamorati erano infatti due studenti di teatro: Françoise Bornet e il suo ragazzo, Jacques Carteaud.

Dopo molti anni, durante i quali molti ebbero la pretesa di riconoscersi nello scatto, nel 1992, quando due francesi, Denise e Jean-Louis Lavergne denunciarono l’artista alla televisione francese accusandolo di averli fotografati senza permesso, Bornet, uno dei due studenti di teatro protagonista della celebre fotografia, intervenne per smascherare la truffa.

La copia autografata dello scatto fu poi venduta a 155 mila euro nell’aprile del 2005.

ENFANTS EN LIBERTÉ

I bambini, gli altri grandi protagonisti della mostra, sono raccontati mentre “giocano alla vita” nelle strade di una città che sembra avere occhi solo per loro e che per loro, a volte, si ferma.

Si rimane affascinati dalla foto che ritrae la scena gioiosa di una scolaresca che attraversa la strada organizzata in una vivace e spensierata doppia fila che vede i bimbi aggrappati ciascuno alla giacca o alla gonna del compagno che li precede.

LO SGUARDO SULLA SOCIETÀ

Tra l’inganno e l’esperimento sociologico, Doisneau realizza, anche grazie alla complicità dell’antiquario Romi, al civico 5 du Rue de Seine e all’amico Robert Giraud, una sorta di “trappola per passanti”; nella vetrina del negozio di antiquariato venne appeso un quadro che raffigurava una donna vestita con solo delle calze provocando reazioni diverse nei passanti: sconcerto delle donne e la curiosità degli uomini.

Spesso si nota sullo sfondo la Torre Eiffel che, almeno per una volta, non è la protagonista ma ci aiuta solo a capire che che siamo a Parigi.

Si termina la visita arrivando alla conclusione che l’arte può emozionare, pur essendo, a volte, un perfetto “inganno”.