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L’argentino Alejandro De Tomaso, classe 1928, cominciò la sua carriera automobilistica come pilota nel 1951 con una Bugatti e poi con le Maserati. Politicamente impegnato, visse il contrasto di quegli anni tra l’establishment politico a Buenos Aires e i peronisti, subendo l’arresto.

Implicato nel tentativo di un golpe ai danni del presidente Peron, fuggì dall’Argentina e si rifugiò in Italia. Il giovane De Tomaso ricominciò a correre come pilota della OSCA e poi della Maserati.

1958: NASCE LA DETOMASO

Animato da un vigoroso spirito imprenditoriale si mise presto in proprio e nel 1959 fondò a Modena la De Tomaso, azienda per la produzione di vetture da corsa per le categorie Formula Junior, Formula 3, Formula 2 e Formula 1.

Ma di fronte alla convinzione che lo strapotere dei grandi (Ferrari, Lotus…) fosse inattaccabile, De Tomaso maturò la decisione di dedicarsi anche (e soprattutto) alle auto stradali. Nel 1964 creò la De Tomaso Vallelunga, una piccola berlinetta a motore posteriore-centrale Ford di 1.5 litri. Il telaio era una diretta provenienza delle scocche Lotus: un telaio a trave centrale che sosteneva motore e sospensioni. Sulla Vallelunga, tuttavia, era leggermente diverso nella parte posteriore. Ne vennero prodotti circa 58 esemplari.

Per cercare di alimentare il business anche nelle corse, De Tomaso si rivolse a Carroll Shelby il quale, dicono le fonti, era alla ricerca di un nuovo telaio per i motori Ford e creare l’erede delle sue Cobra. Da questo incontro De Tomaso sviluppò un progetto per un’erede della Vallelunga (che, nel frattempo, aveva palesato alcuni limiti, soprattutto la scarsa potenza del motore) basata su scocca modificata e con motore Ford.

Il risultato fu il prototipo De Tomaso P70 una barchetta da corsa che De Tomaso sperava di rivendere a Shelby per le gare Can Am. Tuttavia il texano già dal ’65 collaborava con Ford alla GT40 e quando decise di dedicarsi anima e corpo, De Tomaso fu costretto a un drastico cambio di rotta.

LA MANGUSTA

La De Tomaso si convertì completamente alla produzione di auto stradali e la P70, nel frattempo ribattezzata Sport 5000 Fantuzzi e utilizzata con scarso successo in gara in Europa, divenne la base per l’erede della Vallelunga.

De Tomaso voleva una vettura in grado di rivaleggiare con le GT italiane del tempo: Ferrari 275 GTB/4 e 330 GTC, Maserati Mistral e Ghibli. Lamborghini Miura, la Bizzarrini 5300 GT e l’ISO Grifo. Quindi con un’estetica accattivante, possente, e un motore di grande potenza per ottenere prestazioni superlative.

Sul telaio della De Tomaso P70, in posizione posteriore-centrale, fu installato il motore 8 cilindri Ford 289 (4.735 cc) da 306 Cv. Per la carrozzeria, De Tomaso si rivolse alla Ghia, già autrice del vestito della Vallelunga. Il carrozziere torinese affidò al talentuoso Giorgietto Giugiaro la definizione dello stile. Ne nacque una livrea molto compatta, bassa e larghissima, che accentuava la presenza del possente 8 cilindri americano. La parte più interessante era certamente il cofano motore, dotato di due parti distinte con apertura ad ala di gabbiano.

I DIFETTI

Presentata al Salone di Torino del ’67, la Mangusta celava, sotto le sue forme affascinanti e prorompenti, alcuni difetti. Innanzitutto una sfavorevole disposizione dei pesi: il 68% della massa complessiva era sul posteriore, lasciando all’anteriore solo il 32%. Questo generava un comportamento poco incline all’intuitività: avantreno ballerino, coda pesante e difficile da governare alle alte velocità per la grande inerzia. Inoltre l’abitacolo risultava stretto per i passeggeri di statura elevata.

UNA MACCHINA IMPORTANTE

Ciononostante la Mangusta fu un’auto molto importante per il marchio De Tomaso. Fu il modello con cui De Tomaso entrò nell’Olimpo dei grandi costruttori di auto sportive e quella che diede ad Alejandro De Tomaso la possibilità di stabilire un rapporto molto stretto con la Ford, indispensabile per la nascita del modello più importante dell’intera storia dell’azienda: la De Tomaso Pantera.

EVOLUZIONI SUCCESSIVE

La De Tomaso Mangusta ricevette alcuni aggiornamenti per unificare la produzione tra mercato europeo e americano. Dopo i primi esemplari con quattro luci anteriori si passò a due fari. Il motore Ford 289, a causa dell’inasprimento (1969) delle norme americane, fu sostituito con il Ford 302, molto meno potente (220 Cv).

IL TELAIO 8MA542

L’esemplare di questo articolo, il telaio 8MA542, verniciato nel suo colore originale nero e interno in pelle beige, è uno dei primi costruiti, come si vede dalla fanaleria anteriore. Venduto in Europa, è stato poi rivenduto in America dove ha trascorso gran parte della sua vita ma ha percorso, fino a oggi, solo 40.000 km.

Le condizioni di conservazione sono eccezionali: quest’auto, che andrà prossimamente all’asta da Bonhams, ha ancora la sua aria condizionata originale e i tappetini di primo equipaggiamento.

[fotografie: Bonhams]

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Alvise-Marco Seno
Esperto di Marketing, Comunicazione e storia dell'automobile, giornalista/fotografo freelance, da sempre coltiva la passione per le auto sportive e d'epoca, l'orologeria meccanica e la fotografia. Dopo la laurea in Scienze Economiche si è trasferito a Milano. Oggi lavora nel settore dell'Automotive e collabora con riviste nazionali e internazionali (sia carta, sia web) nel settore automobilistico, lusso, e orologi.