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Nella storia della Ferrari, numerosi sono gli esempi della genialità del team di progettisti guidati da Enzo Ferrari che restano relegati a un ruolo di importanza secondaria ma che rappresentano, invece, autentiche pietre miliari nella storia del marchio di Maranello.

E’ il caso della Ferrari 410S, prodotta nel 1955 in soli 4 esemplari e nata per diventare l’ammazzasette della Carrera Panamericana – Mexico.

Prodromi: il 1953 e il ’54

Nel 1953, la gara finale del neonato Campionato Mondiale Marche fu, appunto, la Carrera Panamericana Mexico, giunta quell’anno alla quarta edizione. Sarebbe stata una ghiotta vetrina commerciale per Ferrari, giunta nel continente con le 375 MM. Nondimeno l’occasione fu mancata e la corsa fu vinta da un imbattibile squadrone di Lancia D24.

L’anno successivo, la Ferrari si presentò in Messico molto più agguerrita con le 375 Plus, già vittoriose alla 24 Ore di Le Mans, dotate del motore V12 da 4,5 litri progettato da Aurelio Lampredi. Umberto Maglioli vinse dominando la maggior parte delle tappe della corsa, seguito da Phil Hill su una 375 MM dell’anno prima.

A dispetto della vittoria, tuttavia, la 375 Plus si era dimostrata un’auto critica per la Carrera. Se, infatti, poteva contare su un motore potentissimo, soffriva il baricentro troppo alto e le carreggiate troppo strette. Inoltre, il percorso, quasi totalmente sterrato, obbligava a una condotta di guida senza errori, pena finire fuori strada.

1955: una nuova Ferrari per la Carrera Panamericana

In vista dell’edizione ’55 fu innanzitutto progettato un nuovo telaio, un traliccio tubolare con passo più corto e profilo abbassato, denominato tipo 519 C. Il V12 Lampredi fu aggiornato con nuove misure geometriche che elevarono la cilindrata a 4.962 cc. Questo gigantesco V12 di quasi 5 litri, denominato Tipo 126 sarebbe stato presentato sulla gran turismo Superamerica, presente al Salone di Bruxelles del ’55. Invece, sulla nuova auto da corsa, prendeva la denominazione di Tipo 126C con doppia accensione, che permetteva di erogare 380 Cv, una potenza mai ottenuta da un motore Ferrari fino ad allora.

Si interrompe il mito della corsa messicana

Sulla nuova meccanica, Sergio Scaglietti fu chiamato a esercitare il suo genio nella battitura dell’alluminio. Nacque così la Ferrari 410 S, quella che avrebbe dovuto sbaragliare la concorrenza alla Carrera nell’edizione ’55. Con questo intento furono approntati quattro telai: 0592 CM, 0594 CM, 0596CM, 0598 CM (“Carrera Messicana“).

A causa, tuttavia, del pauroso incidente alla 24 Ore di Le Mans del ’55, la corsa non fu disputata, temendo simili tragici destini.

Le Ferrari 410 S numeri 0596CM e 0598 CM, carrozzati con un vestito tipo barchetta sport e dotate delle specifiche di motore più esasperate, andarono al debutto come auto ufficiali alla Mille Chilometri di Buenos Aires guidate da Peter Collins e da Juan Manuel Fangio. Dopo un inizio promettente, furono costrette al ritiro a causa del cedimento della trasmissione, poco avvezza a sopportare la grande potenza del V12 Tipo 126C. Furono quindi velocemente vendute in America a John Edgar e iniziarono una lunga carriera di corse negli Stati Uniti, guidate anche da Carroll Shelby.

Le altre due auto furono approntate in veste di più sobrie compagne rispetto agli altri due telai gemelli. Per questo furono equipaggiate con il motore Tipo 126 ma con accensione singola e 345 Cv di potenza. Ma mentre la 0592CM ricevette una carrozzeria analoga alle altre due barchette, la 0594CM ebbe un destino tutto diverso.

0594CM: Coupé one-off by Scaglietti

La quarta delle 410 S ricevette un’affascinante carrozzeria coupé, magistralmente realizzata da Scaglietti, le cui forme ricordavano il tipo 375 MM Coupé di Pininfarina. Una vettura del genere, una carrozzeria coupé su un telaio così estremo, può a prima vista sembrare poco ortodossa secondo la mentalità di Ferrari. Probabilmente, tuttavia, la ragione si spiega con il suo primo proprietario.

La 410 S 0594CM, infatti, fu ordinata da Michel Paul-Cavallier, imprenditore e membro del consiglio di Amministrazione della SEFAC, la società cui faceva capo la Ferrari negli Anni 60 per la gestione delle corse. Verniciata in bianco Avorio con interni in pelle blu, quest’auto rappresentò probabilmente l’orgoglio Ferrarista di Cavallier, il suo modo di ostentare all’esterno la sua posizione di prestigio nell’entourage Ferrari.

Cavallier tenne l’auto fino al 1964 senza disputare alcuna gara. Fu quindi acquistata dal pilota francese Hugues “Tutut” Hazard, che la fece correre in numerose competizioni prestigiose in Francia. Nel 1966 fu acquistata dal collezionista Pierre Bardinon e divenne parte del Mas du Clos, una delle più sensazionali collezioni di Ferrari da corsa di tutti i tempi. La 0594 CM rimase nella sua collezione per 35 anni, fino al 2001. Fu quindi acquistata dall’olandese John Bosch per partecipare a numerose manifestazioni internazionali di eleganza e regolarità. E’ stata quindi acquistata dal suo attuale proprietario, che l’ha portata al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este nel 2009.

La 0594CM sarà una delle protagoniste dell’Asta di RM Auctions del prossimo 17 agosto a Monterey nei giorni del Concorso di Pebble Beach.

[Fotografie: RM Auctions]

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Alvise-Marco Seno
Esperto di Marketing, Comunicazione e storia dell'automobile, giornalista/fotografo freelance, da sempre coltiva la passione per le auto sportive e d'epoca, l'orologeria meccanica e la fotografia. Dopo la laurea in Scienze Economiche si è trasferito a Milano. Oggi lavora nel settore dell'Automotive e collabora con riviste nazionali e internazionali (sia carta, sia web) nel settore automobilistico, lusso, e orologi.