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L’ARRETRATEZZA ITALIANA. LA TECNOLOGIA PER L’AUTO ELETTRICA, LA VETTURA PULITA DEL FUTURO, E’ MATURA MA L’ITALIA SI CONFERMA IL SOLITO “FANALINO DI CODA”.

L’auto “eco-green” è stata pensata soprattutto per l’utilizzo cittadino e per quel 60% di automobilisti che percorrono, per i loro spostamenti quotidiani, non più di 30 chilometri (solo il 10% percorre più di 100 km).

Grazie alle, ancora purtroppo costose, batterie al litio (i giacimenti di litio si trovano per più del 50% nei laghi salati prosciugati delle Ande boliviane), ogni vettura elettrica è in grado, con una carica completa, di percorrere dai 100 ai 200 chilometri.

Il mercato più green, come ben si poteva immaginare, è la Norvegia, un secondo, forse inaspettato, posto spetta al Giappone con, a seguire, Stati Uniti d’America e Francia.

Nella sola America, nei primi 9 mesi del 2013, sono state vendute 16.000 Nissan Leaf e circa 10.000 Tesla S mentre, dall’inizio dello scorso anno, in Italia le auto elettriche vendute sono state poco più 5.000.

Nel mondo, secondo uno studio di Abi, un centro ricerche di Singapore, il numero di vetture elettriche consegnate ogni anno passerà, entro il 2020dalle attuali 150mila a 2 milioni e 360mila con un tasso di crescita annuo di circa il +48%; mentre, per il centro Roland Berger, nel 2025 la stima si attesterà al 12% del mercato.

Secondo una ricerca di Deloitte, se ci fossero le condizioni per farlo, più del 70% degli italiani sarebbe propenso all’acquisto di un’auto elettrica. Purtroppo, pare che sia lo Stato italiano sia la Fiat non ci credano ancora.

All’inizio del 2013, il governo Monti introdusse sgravi per l’acquisto di auto ecologiche; da quelle a metano alle ibride. Peccato che, oltre a non esserci un forte vantaggio per le elettriche, il 20% circa di sconto sul prezzo di listino viene concesso per lo più in presenza di rottamazione.

Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, una volta è arrivato persino a bollare di “masochismo industriale” i suoi colleghi che si incaponiscono a puntarci e a investirci.

Andando avanti di questo passo, l’Italia, come di consueto, rischia di perdere un fondamentale “appuntamento tecnologico” che consentirebbe innanzitutto una drastica riduzione dell’inquinamento.

C’è da dire che, il principale limite dell’elettrico che tiene lontano molti potenziali acquirenti, resta il prezzo iniziale che, a causa delle batterie, è di circa 1/3 superiore rispetto alle vetture tradizionali.

E’ anche vero però che verrebbe ammortizzato nel giro di poco tempo grazie ai bassi consumi e alle spese di manutenzione molto più contenute.

Gli esperti stimano che, in un quinquennio, un automobilista, percorrendo in media 10.000 chilometri l’anno, spende di carburante quasi 5.000 euro con un’auto media a benzina, 2.700 con una a gpl, 2.100 con una a metano e 3.000 con un diesel mentre, con un’auto elettrica, se la cava con meno di 1.000 euro.

Sarebbe opportuno che, soprattutto in Italia, si investisse di più nella ricerca al fine di migliorare il prodotto garantendone una maggiore autonomia di movimento incrementando, nello stesso tempo, la linea di punti di ricarica dato che, senza un numero adeguato di colonnine, rimane impensabile pensare a un futuro roseo dell’elettrico.