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L’auto può essere definita opera d’arte? E’ una domanda che difficilmente trova risposta. L’arte viene comunemente definita come un “soffio di vitalità alla materia inerte”.

L’osservatore deve essere stimolato e coinvolto, e all’artista viene concesso a tal fine di esprimersi in forme libere, aperte e variamente articolate pur di raggiungere l’obbiettivo.

Del resto c’è chi obbietta che associare all’arte propriamente detta un multiplo di esemplari, significa negare il concetto. Ovvero, un’opera d’arte è un esemplare unico, irreplicato e irreplicabile esattamente.

La Pagani Huayra sembra essere stata costruita pensando esclusivamente all’arte della scultura. Gli elementi strutturali della macchina perdono il loro significato di fredda componentistica per cercare di assumere il connotato di scultura.

Con la conseguenza che lo stand della Pagani Automobili assomigliava a una specie di galleria d’arte: al centro due esemplari dell’opera principali. Tutt’intorno una serie di vetrinette con in mostra ora una sospensione, ora la plancia centrale dell’abitacolo.

Per non dire, osservando la Huayra con cofani e porte aperte, del trionfo di particolari che si potevano ammirare: dalla valigia realizzata appositamente per le pance laterali, al castello della leva del cambio, al quadruplo scarico, alla ruota da 19″.

Si capisce, allora (anche se, da appassionati, non si giustifica appieno), la decisione di quel collezionista che, acquistata una Pagani Zonda R, ha deciso di metterla in salotto come scultura da esposizione senza averla guidata nemmeno una volta.

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Alvise-Marco Seno
Esperto di Marketing, Comunicazione e storia dell'automobile, giornalista/fotografo freelance, da sempre coltiva la passione per le auto sportive e d'epoca, l'orologeria meccanica e la fotografia. Dopo la laurea in Scienze Economiche si è trasferito a Milano. Oggi lavora nel settore dell'Automotive e collabora con riviste nazionali e internazionali (sia carta, sia web) nel settore automobilistico, lusso, e orologi.