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IDEE SUPERSONICHE. RISALE AL 1953 LA PRIMA FORMA “SUPERSONIC” CREATA DA GHIA DI TORINO

Il primo esempio in assoluto della carrozzeria Supersonic sviluppato dalla Ghia si deve alla commissione dello svizzero Robert Fehlmann, che nel 1953 ordinò una carrozzeria speciale all’azienda torinese per la sua Alfa 1900.

l’ingegner Giovanni Savonuzzi, già autore della carrozzeria della Cisitalia 202 con le famose pinne posteriori, portò alle massime conseguenze il suo estro creativo e inventò uno stile futurista e innovativo.

Per il telaio, ugualmente, non si risparmiò attingendo a piene mani ad altre meccaniche: in particolare per l’anteriore alla Fiat 1400 (sospensioni) e per il posteriore (trasmissione) alla Lancia Aurelia.

Al noto preparatore Virgilio Conrero fu quindi affidato l’incarico di preparare il motore Alfa in vista della Mille Miglia del 1953.

Partito dalla pedana di Viale Venezia alle 4:53 del 26 aprile 1953 (la corsa fu vinta dal Conte Giannino Marzotto, vestito in doppio petto, sulla Ferrari 340 MM Barchetta Vignale numero di gara 547) la vettura fu costretta al ritiro per incidente.

Riportata a Torino, fu riparata e ricevette una nuova carrozzeria, completamente differente, questa volta in forma di barchetta Sport due posti.

La carrozzeria Supersonic, nondimeno, fu ampiamente apprezzata. Si possono considerare numerosi altri esempi di fuoriserie carrozzati su altri telai (circa 20): 3 esemplari su meccanica Jaguar XK120, almeno 8 esemplari su Fiat 8V (a cui si aggiungono altri telai, per un totale di circa 15 unità), 1 Aston Martin DB2 e la DeSoto Adventurer II concept, carrozzata dalla stessa Ghia nel 1954.

CARROZZERIA GHIA

Giacinto Ghia fondò a Torino il suo atelier di carrozzeria nel 1915 dedicandosi alla costruzione di carrozzerie leggere (l’Alfa Romeo 6C 1500 vincitrice della Mille Miglia del 1929 aveva una carrozzeria Ghia).

A cavallo delle due guerre, lo specialista torinese si distinse nella produzione di carrozzerie per Fiat, Alfa e Lancia. Ma nel ’43 un bombardamento distrusse lo stabilimento e tutte le attrezzature. Si disse quel tragico evento minò il fisico di Giacinto Ghia, cui l’anno seguente fu fatale un attacco cardiaco.

La moglie Santina fu determinata nel desiderare che l’attività della carrozzeria continuasse e trovò in Felice Mario Boano la persona giusta per continuare l’attività del marito.

Con Boano l’azienda riprese il volo e si aprì al mercato internazionale (nel ’53 disegnò la carrozzeria della Volkswagen Karmann-Ghia, nel ’51 iniziò la collaborazione con Chrysler).

Il business si ampliò con il passare del tempo e, nonostante la cessione della proprietà al Direttore Generale Luigi Segre (Boano lasciò l’azienda nel ’54 per fondare la Boano Lavorazioni Speciali), nel ’57 acquisì gli stabilimenti della Frua e arrivò, all’inizio degli Anni ’60 a dimensioni quasi industriali.

Il business era diversificato: dall’allestimento di esemplari unici per clienti speciali (Scià di Persia, Juan Peron, Tito, Sukarno, lo sceicco del Kuwait, il regista Rossellini, Totò), alla progettazione di design per i marchi costruttori (Chrysler 300, Chrysler Newyorker, Volvo P1800, Renault Floride…)  all’assemblaggio di carrozzerie per altri marchi.

Per quest’ultimo scopo, nel 1960 viene fondata la OSI (Officine Stampaggi Industriali), che dopo due anni divenne un’azienda indipendente con 650 dipendenti e una capacità produttiva di 50 auto al giorno. Da qui uscirono le Innocenti 950 spider, le Fiat 1300 e 1500 familiari e le Fiat 2300 S.

Tra le vetture più conosciute che nacquero in questo periodo grazie alla Ghia vi sono la Plymouth Barracuda 450 SS, la De Tomaso P70 e la Mangusta, la Bugatti 101 C. Auto più o meno acclamate come capolavori dello stile, e che dal ’65 portarono la firma di un grande del settore, Giorgetto Giugiaro.

Nel 1967, dopo alcuni passaggi di proprietà, tutto il pacchetto azionario della Ghia viene rilevato dalla Rowan Controller Co. di Westminster nel Maryland. Alejandro De Tomaso assunse la carica di Amministratore Delegato. Sotto la sua direzione gli stabilimenti furono ammodernati e potenziati con l’aggiunta di un nuovo impianto automatizzato per la verniciatura delle scocche; nacquero lo stile della Iso Rivolta Fidia ma, soprattutto, della Maserati Ghibli.

Nel 1970 la Rowan cedette l‘80% delle azioni alla Ford e il 20% a De Tomaso. Questi mantenne la carica di AD fino al ’72, anno in cui la Ford divenne proprietaria del 100%. La prima auto della nuova gestione fu una supercar destinata a fare storia: la De Tomaso Pantera.

Dal ’72 gli stilisti della Ghia sono alle dipendenze dirette della Ford. Oggi il nome Ghia è diventato il simbolo di riconoscimento delle versioni “speciali” dei modelli Ford della produzione in serie.

  • Rombotosto

    Bellissimo design su meccanica Alfa! Altri tempi, quando si poteva sperimentare e nessuno ti diceva niente. E soprattutto la potevi davvero costruire